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BENEDETTO XVI: UN PAPA APERTO AL CUORE DEI GIOVANI: IN BATTELLO, AL PRANZO ED IN PERIFERIA
(di Redazione Papaboys) - 18/7/2008 15:43

ROMA - Dialoga ieri con i giovani presenti sul battello che lo porta nel cuore dei Sydney, pranza con 12 di loro e li stupisce e va a trovare i ragazzi delle periferie di Sydney portando loro un messaggio: 'Cercate il Signore risorto in tutta la sua bellezza e verità'. E' anche questo Papa Benedetto XVI, un uomo aperto alle istanze dei ragazzi che sa comunicare loro e - soprattutto - sa ascoltarli. Non ne avevamo dubbi, ma la conferma quotidiana giunge anche dall'Australia. Non sono solamente le testimonianze che giungono dai 500mila, ma sono soprattutto i singoli ragazzi che hanno trascorso un po' di tempo a dialogare con BXVI a testimoniare questa umanità ed apertura all'incontro e confronto con il mondo dei teenagers, che Benedetto conosce bene, rispetta e ama.

I GIOVANI SUL BATTELLO SYDNEY 2000



"È stata un'esperienza straordinaria avere il Papa in mezzo a noi: eravamo tutti sulla barca con le nostre bandiere, contenti per i momenti che stavamo vivendo". Lo racconta al Sir Ryan Stichweh, giunto in Australia dalla West Virginia (Usa) per incontrare papa Benedetto XVI, e che oggi pomeriggio ha avuto la fortuna di compiere, assieme a poco più di 200 giovani, la traversata da Rose Bay a Barangaroo sulla nave che accompagnava il Santo Padre. "Molto emozionate" anche Tran Huuong Quyen, partite dal Vietnam per partecipare alla Gmg di Sydney. Mentre Eddy Dorairajah e Valerie Chen, malesi, si sono addirittura potute avvicinare al Papa: "Siamo riusciti a salire sul ponte della nave e l'abbiamo visto da vicino. Lo abbiamo salutato, sventolando la nostra bandiera. Lui ha ricambiato il saluto… è stato straordinario". "Sono felice, un vero privilegio", rimarca Yvette Necheine; "anche se non ho potuto parlare direttamente con lui, perché la sicurezza era veramente enorme, l'ho visto e mi ha colpito la sua semplicità". Sulla nave anche Sebastian LaCroix, canadese, e Wasan Sadik, australiana di origine irachena: "Abbiamo letto degli inni, cantato e l'aria era piena di gioia. Abbiamo anche danzato e tutti insieme sventolavamo bandiere e foulard per salutare i giovani che attendevano il Papa". "Ho raccontato della mia nazione mettendo in particolare l'accento sui giovani. Gli ho chiesto di benedire la mia gente. Mi ha risposto che conosce bene l'India che pregherà per il mio paese e per i suoi giovani". Ruveena Robert è una dei 16 giovani, fortunati, che hanno avuto la possibilità, oggi, di parlare direttamente con Benedetto XVI nel corso della navigata sulla baia di Sydney, mentre la barca Sydney 2000 accompagnava il Papa a Barangaroo per la cerimonia di accoglienza. "Abbiamo avuto una breve conversazione e parlato dei problemi della mia generazione in India – dice al Sir la giovane indiana - e mi ha detto che la gioventù non è priva di valori. Mi ha chiesto con chi ero e ho risposto che siamo accompagnati dai nostri vescovi. Era molto contento di stare in mezzo a noi; è stato lui dirmi di avvicinarmi per parlare con lui, è stato fantastico. Infine ha espresso anche il desiderio di visitare il Paese". Grande emozione anche per Rodha Tiga, rappresentante africana: "quando mi ha visto mi ha chiesto da quale zona dell'Africa venivo ed ho risposto dal Sudan. Gli ho chiesto di pregare per il mio Paese e mi ha risposto che continuerà a farlo, per il Sudan e i suoi giovani. Gli ho anche chiesto di visitare il Sudan, e mi ha risposto che spera di poterlo fare. Mi ha sorriso e salutato ben tre volte dicendomi di portare il suo saluto il Sudan. E' stata un'ora fantastica".

IL PRANZO DEI 12 CON BENEDETTO



"Sono rimasto colpito dalla normalità del Papa, dal suo essere alla mano". A raccontarlo al Sir è Fidel Mateos Rodriguez, uno dodici ragazzi che oggi ha pranzato con il Papa a Sydney, con un pasto a base di zuppa di patate dolci, pollo con piselli e torta al limone. "Il Pontefice, quando mi ha visto, mi ha sorriso e ha detto: «Spagna, Spagna»; io gli ho risposto che il mio Paese lo attende a braccia aperte quando vorrà venire". Il giovane ha portato in dono al Papa un rosario, un libro sul progetto della pastorale giovanile in Spagna e un'immagine di San Giacomo apostolo, la cui tomba è al Santuario di Santiago di Compostela, "perché – aggiunge - il cammino di Santiago è il simbolo dell'Europa cristiana". Il vecchio continente era rappresentato al pranzo con il Papa anche dalla francese Marie-Bénédicte Esnault. "Il Pontefice – racconta - ci ha detto che nel futuro non pensa di cambiare la formula delle Giornate mondiali della gioventù, che ne garantisce un cammino di continuità, anche se negli anni c'è una normale evoluzione". "Durante il pranzo – aggiunge Marie – non abbiamo parlato della Francia o dell'Europa, ma ascoltando quello che dicevano gli altri ragazzi ho pensato che noi, che viviamo in Paesi di antica tradizione cristiana, siamo molto fortunati e dobbiamo pregare per quei Paesi che hanno tanti problemi". Tra i 12 ragazzi che oggi hanno pranzato con papa Benedetto XVI anche Craig Ashby, australiano e rappresentante del popolo aborigeno, che ha regalato al pontefice un mantello in pelle di canguro. “Parlando del mio popolo – racconta Ashby –, che sta ancora soffrendo per tutti i problemi di discriminazione e integrazione che abbiamo vissuto, il Papa mi ha detto che la chiave per risolverli è l’educazione”. Craig aggiunge che Benedetto XVI “è un grande leader” e spera che si prenda a cuore la questione degli aborigeni. Tra i giovani presenti al pranzo anche Gabriel Nangile, della Papua Nuova Guinea: “Con il Papa abbiamo parlato dei giovani del mio Paese e dell’importanza che i nostri cuori si muovano verso lo Spirito”. Il giovane dice che per lui questa “è un’esperienza indescrivibile: mai nella mia vita avrei immaginato di poter mangiare insieme al «leader» della Chiesa cattolica”. E per concludere un po' di Papalgossip (non ci piace, ma per una volta tanto....) Una grande tavola rotonda allestita per le grandi occasioni. Nel menu': zuppa di patate dolci con le pere, pollo al carry con piselli e patate, torta di limone e frutto della passione. Per dessert cioccolatini. Niente vino. Da bere acqua e succo di arancia.


TRA I GIOVANI DELLE PERIFERIE DI SYDNEY

Elevo la mia preghiera affinché possiate tutti beneficiare del sostegno che la Social Services Agency dell’Arcidiocesi di Sydney mette a disposizione, e affinché il bene che qui si compie continui a lungo nel futuro”: sono le parole iniziali del discorso pronunciato dal Papa, durante l’incontro con un gruppo di giovani, ospiti della Comunità di recupero dell’Università di Notre Dame di Sydney. Dopo aver richiamato le parole di Mosè (“Ti ho posto davanti la vita e la morte...”), Benedetto XVI ha affermato che “a volte la gente adora ‘altri dei’ senza rendersene conto. I falsi ‘dei’, qualunque sia il nome, l’immagine o la forma che loro attribuiamo, sono quasi sempre collegati all’adorazione di tre realtà: i beni materiali, l’amore possessivo, il potere”. Per resistere a queste tre tentazioni, definite “la via che conduce alla morte”, il Papa ha proposto “la via per scegliere la vita”, consistente nella “adorazione dell’unico vero Dio”. “Un luminoso esempio di che cosa vuol dire allontanarsi dalla via della morte per incamminarsi sulla via della vita – ha spiegato Benedetto XVI - lo troviamo in una pagina del Vangelo che, ne sono sicuro, tutti voi conoscete bene: la parabola del figliol prodigo”. Partendo dall’esempio del “figliol prodigo” che “scialacquò la sua eredità in una vita di vizi e alla fine si trovò in uno stato di abietta povertà e di miseria”, Benedetto XVI ha sviluppato una catechesi sulla devianza giovanile. “Molti di voi hanno sperimentato personalmente la vicenda attraverso la quale passò quel giovane – ha detto rivolgendosi agli ospiti della Comunità di recupero dell’Università di Notre Dame -. Forse avete compiuto scelte delle quali ora vi rammaricate (...). La scelta di abusare di droghe o alcool, di entrare in attività criminali o autolesioniste poté allora apparire come una via di uscita da una situazione di difficoltà o di confusione”. Il Papa ha poi proseguito: “Voi adesso sapete che, invece di portare la vita, ha portato la morte. Prendo atto volentieri del coraggio dimostrato nello scegliere di ritornare sulla via della vita, proprio come il giovane della parabola. Avete accettato l’aiuto: dagli amici o dai familiari, dal personale del programma “Alive”, da quanti hanno grandemente a cuore il vostro benessere e la vostra felicità”. Ha quindi esortato i giovani ospiti a divenire “ambasciatori di speranza per quanti si trovano in situazioni simili”, sicuri dell’amore di Gesù che “vi accoglie a braccia spalancate”.


Lo Speciale Papaboys sulla GMG di Sidney

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