ROMA - Educare alla giustizia e alla conversione dei cuori, accanto alla denuncia degli errori del sistema economico e finanziario. È l’invito di Benedetto XVI nell’udienza al clero della diocesi, tradizionale appuntamento del primo giovedì di Quaresima, vissuto in clima familiare. La crisi economica, con i suoi pesanti effetti sulla vita delle famiglie, fa ingresso nell’Aula della Benedizione, in Vaticano, grazie alla domanda di un parroco della periferia romana. Il Papa condivide l’impegno alla denuncia degli «errori fondamentali» - soprattutto «l’idolatria» - evidenziati dal «crollo delle grandi banche americane»: un «dovere della Chiesa», per una denuncia che deve essere «ragionevole e ragionata», da farsi «con coraggio e concretezza», perché «i grandi moralismi non aiutano». E ricorda l’enciclica in corso di preparazione sui temi sociali.
Benedetto XVI aggiunge però che «la giustizia non si può creare solo con modelli economici buoni». Servono proprio i «giusti», ricordando il dialogo di Abramo con Dio. Da qui la necessità di un «lavoro umile e quotidiano per la conversione dei cuori», sapendo che «aprire i cuori alla giustizia e alla carità è educare alla fede e guidare a Dio». Un lavoro che a Roma è già in atto, con generosità. Nel suo indirizzo d’omaggio al Santo Padre, il cardinale vicario Agostino Vallini sottolinea la gioia nello «spenderci ogni giorno per l’annuncio del Vangelo e la crescita delle comunità ecclesiali a noi affidate». Non mancano le esperienze di primo annuncio, alcune delle quali molto fruttuose nella partecipazione. Il Santo Padre apprezza le iniziative verso i lontani e raccomanda, nel condurle, di tenere unite la testimonianza e la Parola, dove la prima serve a «dare credibilità» alla seconda, affinché questa «non appaia utopia o filosofia ma come realtà che fa vivere». È importante aprire «luoghi di esperienza e di ospitalità della fede, spazi come quelli che la Chiesa antica creava con il catecumenato». E ancora, mantenersi «in comunione con il vescovo e con la tradizione della Chiesa». Senza perdere di vista, prosegue Benedetto XVI, la comunità dei fedeli, che va aiutata «nell’ascolto della Parola di Dio, nella giustizia, nella carità». «La nostra società - dice - ha bisogno di comunità che vivano per l’altro».
Fondamentale in questo senso è il compito dei sacerdoti, dei parroci, quotidianamente a contatto con le persone e con i loro dubbi, le loro sofferenze, le loro difficoltà. «Chi meglio del parroco conosce gli uomini di oggi?», si chiede il Papa. Anche grazie a quest’ascolto attento è possibile «concretizzare la grande parola della fede», puntando sulla «forza della semplicità della verità» che contrassegnava l’insegnamento degli apostoli. In quest’annuncio, afferma il Pontefice, un ruolo non secondario spetta agli oratori, a patto che siano concepiti come «luogo di formazione cristiana, culturale, umana della personalità». Nella consapevolezza che «il cuore di ogni formazione culturale» deve puntare a far conoscere «il volto di Dio che si è rivelato in Cristo. Senza questa conoscenza, sarebbe una cultura distruttiva». Anche «imparare a celebrare l’Eucaristia - chiarisce il Papa, rispondendo alla domanda di un sacerdote che affronta il tema della liturgia - è imparare a conoscere Gesù Cristo, il Dio dal volto umano».
Per Benedetto XVI, prima di concludere l’udienza accennando a temi come la pietà mariana e le indulgenze, arriva anche un omaggio particolare: un sonetto in romanesco, scritto dal parroco di Torre Spaccata, che già fece un analogo «regalo» a Giovanni Paolo II. Il Papa sorride e ringrazia: «Abbiamo sentito parlare il cuore romano». E definisce la poesia un «carisma naturale che precede i privilegi ecclesiali». Piccola parentesi simpatica, prima di ribadire il valore di ben altro carisma, quello «singolare della Chiesa di Roma», nella sua valenza insieme locale e universale. Chiamata a «garantire l'apertura, la responsabilità, la presidenza nell'amore, la fedeltà alla fede come dono del Signore». Chiamata a dare «l’esempio della carità», che si esprime «nell’Eucaristia e nell’amore per gli altri». «L’Eucaristia - rimarca il Papa - deve essere sempre fattore di carità, responsabilità per i poveri, gli abbandonati, i dimenticati». |